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giovedì, 28 settembre 2006

Presentazione libro

Finalmente ieri sera hanno presentato l'antologia del premio letterario 'Pensieri d'inchiosto' non che io mi sia goduta molto la serata... c'era tanta di quella gente e il Lettere caffe' era così pieno che non sono riuscita nemmeno ad entrare nella sala. Sono rimasta per strada con le mie amiche, più tardi ci siamo fermate a bere una cosa in una cantina lì di fronte. Il mio racconto è il primo della raccolta per rigorose ragioni d'ordine alfabetico e mi hanno pure sbagliato il cognome nel'indice del libro, una i invece di una e. Vabbe' cose che capitano, comunque sono molto contenta. In fondo è la seconda cosa che riesco a pubblicare. Un terzo racconto dovrebbe uscire in un'altra antologia presso un editore napoletano. Questa volta si tratta di un racconto noir di ambientazione napoletana che ho scritto in due versioni, una ambientata a Roma, tra Trastevere e il Fleming, e un'altra tutta Napoli: Forcella e il Vomero. La versione napoletana la devo anche all'aiuto di Enzo un ragazzo di Napoli che ho conosciuto su MSN che mi ha suggerito molti nomi di strade (e relative atmosfere) e che vorrei ringraziare. Il racconto si intitola 'tutto in una notte' e come suggerisce il titolo è ambientato nel corso di un'unica notte. Non dico altro, almeno per ora. Nei prossimi giorni sarò abbastanza impegnata, a parte il lavoro, devo dare una mano ad un'amica per una ricerca e poi dovro' leggere il nuovo romanzo di Marco Mushroom. Marco mi ha chiesto di scrivergli l'introduzione (e la cosa mi riempie d'orgoglio) quindi probabilmente non aggiornerò il blog.per un po'..........ciao..
postato da: antanz1967 alle ore 22:38 | link | commenti (1)
categorie: pensieri d inchiostro
mercoledì, 27 settembre 2006

Una notte d'inverno del '43

Camminiamo a passi lenti nel buio. La neve scricchiola sotto le scarpe. Ho freddo. Poi qualcuno grida nel buio:”i fascisti”. Ci appostiamo con i fucili dietro gli alberi. Lontani sulla strada i fari gialli di un camion. Non ricordo chi sia stato a sparare per primo se noi, nascosti dietro gli abeti nel buio o il convoglio sulla strada. E’ successo una notte di tanti anni fa. Era un freddo inverno del 1943. Io ero il capitano Richard e il mio amico Pinin era Il Solo. Adesso gestiamo un bar-trattoria con rivendita di tabacchi sulla provinciale tra Pieve Pelago e Ponte Sant’Anna ma quello che accadde quella notte cambiò la mia vita per sempre... 

Così inizia il mio racconto una notte d'inverno del '43, vi invito a leggerlo nell'antologia del premio 'Pensieri d'inchiostro'  che verrà presentata stasera al Lettere Caffe', via San Francesco a Ripa Trastevere

postato da: antanz1967 alle ore 18:08 | link | commenti (1)
categorie: racconto, una notte dinverno del 43
martedì, 26 settembre 2006

Racconto

Domani sera al Lettere Caffe' in via San Francesco a Ripa, Trastevere, c' è la presentazione dell'antologia del premio letterario 'Pensieri d'inchiostro' che include un mio racconto. Siete tutti invitati io sarò lì verso le 21.

Un saluto particolare a Lella e a Marco Mushroom

postato da: antanz1967 alle ore 16:45 | link | commenti
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Fotografia e link

La nuova foto che ho pubblicato - purtroppo non eccellente come qualità - raffigura la vetrina di un negozio di bambole in una traversa di via Ripetta. L'ho presa con il telefono qualche mattina fa. Il nuovo link è una pubblicità al bed and breakfast a Fregene di un amico, un posto veramente carino che una merita visita.
postato da: antanz1967 alle ore 00:12 | link | commenti (3)
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mercoledì, 20 settembre 2006

Un nuovo link

Ieri sera ho ultimato la pubblicazione del mio racconto lungo 'astici,' purtroppo l'editing non è perfetto. oggi ho inserito un nuovo link al blog di Angelo ci sono delle foto molto belle e un racconto veramente intenso, ve lo suggerisco. Intanto si avvicina il 27 settembre e la pubblicazione del mio nuovo racconto, devo dire che sono molto contenta. Due parole su 'astici', l'ho scritto alcuni anni fa, forse è il primo vero racconto che ho scritto e devo dire che ci sono molto affezionata anche se probabilmente oggi lo riscriverei diversamente... La versione attuale è stata rimaneggiata durante il corso di scrittura creativa che ho frequentato l'anno scorso presso la scuola internazionale di comics di Roma. La parte su Siria che scrive il racconto l'ho scritta allora per esigenze di copione. Infatti mi avevano chiesto un racconto che parlasse di un corso di scrittura creativa. Nella versione originale la protagonista è una specie di giornalista che frequenta un corso di scrittura. Nel copiare il racconto sul blog ho omesso quella parte del resto il racconto 'funziona' anche senza Siria. L'ispirazione per il racconto mi è venuta da un ritaglio dell'Espresso, pare che un noto personaggio romano allevasse sul serio aragoste e astici nelle cantine del suo palazzo. E pare che le bestie siano davvero morte - in realtà molti dei miei astici si salvano - il resto è pura fantasia. Tutti i personaggi sono assolutamente inventati anche se alcune situazioni -giocoforza - fanno parte della ia vita. La storia della strega di Spello è la versione romanzata di un'avventura capitata a me e ad una mia amica nell'estate del 1994 il ristorante di Cesare esiste davvero ma non a Campo dei Fiori e detto tra noi non ci sono mai entrata in vita mia....Nel racconto ho inserito la mia radio preferita Radio Rock e le canzoni che ascoltavo mentre lo scrivevo ci sono anche riferimenti a numerosi luoghi di Romaa volte nominati altre volte no, a chi legge indovinarli.

Un saluto

Antonella :)

postato da: antanz1967 alle ore 21:42 | link | commenti (1)
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lunedì, 18 settembre 2006

Astici - ultima puntata

Poi la cassetta si fermò, al buio. Ora non faceva più freddo ma ogni tanto la cassetta ballonzolava e si sentivano sbatacchiare qua e là tra il ghiaccio mezzo sciolto.
Jack guidava. Andava piano, quella sera oltretutto aveva bevuto troppo. L’idea era nata per caso alla festa. Finite le tartine qualcuno aveva chiesto qualcosa da mangiare e lui si era scusato che c’erano solo le aragoste e gli astici, ma erano ancora vivi nel frigorifero. “Poverini - aveva detto una ragazza – Non penserai di ucciderli vero?” Quella ragazza era Marina. “Andiamo a liberarle in mare” aveva suggerito Salvo ad un certo punto e così adesso lui stava guidando verso Ostia nel traffico del sabato sera. Le cose erano andate più o meno così. Marina, Salvo, Mario e Margherita erano con lui. Un po’ fatti ridevano sul sedile posteriore. La cassetta con le aragoste era nel bagagliaio. Le dannate aragoste di sua madre. Arrivato alla rotonda svoltò a destra sul lungomare. Alla sua destra una fila di case anonime avvolte nel buio, alla sua sinistra le sagome spente degli stabilimenti. Sintonizzò la radio su Radio Rock, una canzone dei Thule, lenta e avvolgente, qualcuno provò a canticchiare. “Da qualche parte da queste parti hanno ammazzato Pasolini” disse Margherita. Gli anellini alle dita tintinnavano nel buio. “Io ci sono stato” disse Salvo. “C’è un piccolo monumento, è un posto molto triste”. Jack guidò per un altro mezzo chilometro sino a un tratto di spiaggia libera che conosceva. Uno scampolo di spiaggia rubato al cemento del lungomare. “Qui va benissimo” disse mentre parcheggiava l’automobile. Faceva freddo. Camminarono sulla sabbia sino a toccare l’acqua con la punta delle scarpe. Mario portava la cassetta. “E ora signore e signori…” disse Jack prendendo in mano uno degli astici. Voleva improvvisare un piccolo discorso, come si fa nelle grandi occasioni, ma la cosa morì lì. Posò John Lennon nell’acqua del mare e lo vide prima incerto, poi sempre più spedito nuotare lontano. “Adesso tocca agli altri” disse rovesciando in mare la cassetta, era entrato con tutti i piedi dentro l’acqua freddissima ma non importava poi molto. Ce l’avevano fatta.
John Lennon toccò il mare per primo. Si era sentito sollevare poi una mano lo aveva posato delicatamente sulla sabbia bagnata. Sentì l’odore del mare e della notte. Annaspò per un attimo nell’acqua bassa poi, sgranchendo le chele rattrappite, nuotò. Incontrò una piccola onda e ci si tuffò dentro. Vide dietro di sé Marianne, Paul e Ringo. Marianne era felice, nuotò a lungo in superficie poi si tuffò verso il fondale sabbioso. Paul e Ringo annasparono un po’ poi si tuffarono anche loro. Marina si avvicinò lentamente a Jack e lo prese per mano, “grazie” gli sussurrò e gli diede un piccolo bacio dietro un orecchio. Mario tiro fuori una bottiglia di vino e un cavatappi dallo zaino. L’autoradio troppo alta sparava una canzone degli    Interpool.
*     *      *
Siria spostò il mouse sull’icona “salva” della barra degli strumenti di Word. Un beep impercettibile l’avvertì che la memoria del computer aveva immagazzinato il testo. Poi si accese una sigaretta. Aveva appena finito il suo racconto. L’indomani lo avrebbe stampato. Guardò l’ora: erano le quattro del mattino.
 
 
 
 
 
 
 
 
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postato da: antanz1967 alle ore 21:41 | link | commenti (3)
categorie: astici, racconto lungo, astici ultima puntata

Astici 12

Paul e Ringo si ripresero pian piano. Mossero le chele rattrappite, aprirono gli occhi in mezzo al biancore del ghiaccio. Marianne e John erano vicini a loro, chela contro chela. “Pensavamo che non ce l’avreste fatta” disse Marianne, sguazzando nell’acqua sul fondo della cassetta. “Qui fa molto freddo, quella roba bianca deve essere ghiaccio. Quando fa molto freddo il mare diventa ghiaccio” spiegò Marianne. Paul spalancò gli occhi. “Siamo prigionieri in questa casa di ghiaccio”, disse. Marianne annuì. “Chissà dove è finito il mare…”. Ringo si tuffò in una pozza d’acqua. “Acqua dolce” disse piano. Marianne non lo sentiva era immersa nei ricordi. Pensava al mare sconfinato e alle notti di luna quando risaliva in superficie per specchiarsi nel biancore della luce lunare. Ricordava i fondali rossi di corallo, le sagome saettanti dei pesci e i morbidi anemoni da cui si lasciava accarezzare, il fruscio sempre uguale e sempre diverso delle onde e la sensazione di essere trasportata dalla corrente sino a quella maledetta notte quando la nassa nera li aveva inghiottiti tutti quanti, lei John, Paul Ringo e molti altri che non conosceva. La nassa galleggiava sulla superficie del mare, non l’aveva proprio vista e ci era finita dentro. Ricordava le voci e le ombre dei marinai e un lungo viaggio dentro una vasca. Poi un'altra vasca al buio, molti dei suoi amici erano morti là dentro senza la luce del sole e della luna. Ricordava l’agonia della sua amica Joan, l’aveva vista morire lentamente, la corazza rattrappita, le chele senza vita. Si riscosse. “Ragazzi dobbiamo trovare un modo per andarcene da qui e tornare al mare o moriremo tutti” disse. “E come?” rispose John sfiduciato. “Siamo sulla terra ferma, lontani mille miglia da casa”. “Fuori da questa cassetta non c’è il mare in cui nuotare, solo terra” aggiunse. Sentirono delle voci sopra di loro, il ragazzo che li aveva presi in mano quel pomeriggio sollevò la casetta. Il ghiaccio tintinnava. “Chissà dove ci portano” disse Paul e vide una grande luce che a lui sembrava quella della luna, ma molto più vicina e abbagliante. Poi sentì altre voci e la cassetta iniziò a muoversi, sentiva che erano di nuovo in viaggio. La luce cambio più volte, vide ombre di oggetti sconosciuti e altre luci.
postato da: antanz1967 alle ore 21:37 | link | commenti
categorie: racconto lungo, astici 12

Astici 11

La gente arrivò tutta insieme dopo le dieci, Jack stava sulla porta quando entrò Marina non la guardò in faccia per paura di arrossire, era una sua paura del cazzo, lo sapeva ma non poteva farci nulla. Quando Marina lo guardò a sua volta era rosso in volto, lei se ne accorse ma fece la vaga e gli diede un bacio su una guancia. Lui le offri un bicchiere di bourbon troppo pieno, lei rise e lo accettò. Marina gli aveva portato anche un regalo per i diciott’anni: un libro di foto di un artista, un graffitista americano, Keith Haring. Jack ringraziò, sempre troppo cortese in queste occasioni, un po’ ingessato. Li chiamava i doveri di padrone di casa e ci giocava un po’. Luca, Margherita e Salvo stavano in un angolo a fumare, con i portacenere e i bicchieri di vino. Margherita era già un po’ brilla e Luca raccontava un'altra storia, di quella volta che alla stazione di Spello lui e una sua amica avevano incontrato una specie di strega hippie. Margherita giocava con gli anellini della mano sinistra: “Secondo me la vostra strega era solo una vecchia fricchettona” disse ridendo.
“E cosa ci hai fatto col portafortuna che ti ha regalato?” chiedeva Salvo senza troppa convinzione.
“L’ho messo nella custodia della tessera dell’Atac che ho perso anni dopo”, ora Luca sembrava serio, quasi pensieroso. Salvo pensò che Luca sotto sotto era un coatto che credeva ancora ai maghi della televisione ma si limitò a rispondergli: “Davvero?”
Luca si mise a ridere e spiegò. “Era solo una stella di carta che la strega di Spello ha ritagliato dalla ricevuta fiscale della pizzeria dove avevamo cenato quella sera”.
“Però ci hai creduto” disse Margherita. 
“E’ che quella sera è successa un’altra cosa strana…” Luca si interruppe, Jack gli si era avvicinato con una tipa che non conosceva. “Lei è Marina, una nuova amica”. Si strinsero la mano. “La donna più bella della festa”, il pensiero di Luca vagò sulle altre ragazze sedute sui divani, in piedi al centro della stanza, appollaiate sui davanzali. “Decisamente sì” pensò.
 
postato da: antanz1967 alle ore 21:35 | link | commenti
categorie: racconto lungo, astici 11

Astici 10

Mario si fermò sotto il portone e citofonò a Jack. La madre gli disse che stava scendendo. Lo vide affacciarsi sulla porta con il giaccone scozzese. “Sto andando all’enoteca” disse. Mario lo accompagnò. Parlava e rideva, Jack era annoiato come al solito. “Ho litigato con mia madre perché ha detto che alla festa ci deve essere per forza qualcosa da mangiare”.
“Avete scazzato?” Mario non disse altro.
“In finale sì, perché lei non ha capito che questa è la mia festa”
“Ha fatto arrivare degli astici vivi dal ristorante di Cesare” Jack si fermò in mezzo al marciapiede a spiegare, agitava le mani. “Capisci? Degli astici vivi e li vuole cucinare”.
“Vivi?” Mario stava per dirgli che vedeva cadaveri di aragoste e astici tutti i giorni e che li cucinava anche, poi cambiò idea. “Ti ho portato del vino rosso dal ristorante” disse. Jack però non lo ascoltava più. Tornarono verso casa carichi di bottiglie. La madre di Jack era uscita, la donna di servizio aveva preparato degli antipasti. Mangiarono delle tartine. Mario mise un vecchio cd dei Genesis, si chiamava “Selling England by the pound” lo aveva scelto a caso nella collezione di dischi di Jack posando da intenditore senza esserlo. Alle nove telefonò Federico, disse che portava un paio di amici. Aspettavano le dieci Jack aveva conosciuto una tipa, una grande che andava spesso al ristorante dove andavano i suoi. “Si chiama Marina, “Una da paura” disse senza spiegare troppo. “L’ ho invitata stasera, ha detto che verrà”. Si era messo una maglietta pulita nera con un disegno tribale e una specie di gel nei capelli per pettinarli. Mario scoprì quasi subito la cassetta con gli astici sul lavandino della cucina, andò a vederli più volte, vide che John e Marianne erano ancora vivi. Li fecero rinvenire con un altro getto d’acqua. Jack trovava che Marianne fosse bellissima. La accarezzò più volte. Fecero delle foto con la fotocamera digitale, così per cazzeggiare, Jack con Marianne Faithful in mano, Mario con John Lennon in testa.
postato da: antanz1967 alle ore 21:33 | link | commenti
categorie: racconto lungo, astici 10

astici 9

Marina si allacciò l’abito nero davanti allo specchio. Quando l’auto blu l’aveva riaccompagnata a casa verso le quattro aveva detto a Valerio che quella sera aveva un impegno. Aveva glissato sul resto. Temeva un commento caustico del genere:”Vai ad una festa di pischelli”. I soliti commenti di Valerio. Li conosceva troppo bene. Eppure quella sera era decisa a divertirsi anche senza di lui o forse proprio per questo. Si guardò con severità nello specchio. Il vestito stretto di velluto la invecchiava, dimostrava indubbiamente più dei suoi 24 anni. Pensò all’invito di Jack, una telefonata timidissima. Sapeva di piacergli un po’ ma lei cosa pensava di lui? Preferiva non fare congetture e poi c’era Valerio. Si sfilò il vestito, dopotutto la invecchiava un po’ troppo. Indossò un paio di jeans e una maglietta attillata e cercò un rimmel nero nella bustina dei trucchi. La festa era per le dieci ma prima sarebbe passata a prendere un’amica. Intinse il pennellino del rimmel nel tubetto e accostò il viso allo specchio, l’idea di Valerio la infastidiva ancora. Ripensò alla sua freddezza controllata, alla sue battute caustiche. “Non è colpa mia se gli nascondo le cose” si disse mentre spennellava le ciglia dell’occhio destro.
postato da: antanz1967 alle ore 21:31 | link | commenti
categorie: racconto lungo, astici 9