Racconti e poesie
Sono le sei del pomeriggio di un venerdì sera come tanti in coda sul Raccordo per tornare a casa. Guardo le lucine rosse delle auto davanti a me, rigorosamente ferme. Oltretutto sta piovendo a dirotto. L’autoradio accesa spara la pubblicità dell’ultimo modello della Fiat, altre marche di automobili ammiccano dai cartelloni ai lati della strada. Cambio stazione alla ricerca di una canzone che mi accompagni nel traffico. Accendo una sigaretta. Un furbo mi supera a destra sulla corsia di emergenza, anzi che non è una Smart. Radio Rock mi regala una vecchia canzone di Louis Prima, un tocco di romanticismo. Poi squilla il cellulare, è il mio ragazzo che mi chiede di organizzare per stasera. Avanzo di due metri nella fila e parlo al telefono, rallento troppo e qualcuno mi suona. Mi sento imbottigliata. Chiudo la telefonata e decido di uscire al primo svincolo. Tenterò di percorrere le strade interne. Ecco il cartello, però segnala anche una deviazione per lavori in corso. Imbocco la corsia laterale e a passo d’uomo esco dal Raccordo. Vedo la segnaletica gialla di fronte a me. Proseguo dritta, la corsia lucida di pioggia è sgombra. Altre segnalazioni indicano uno svincolo sulla destra che non ricordavo. Svolto fiduciosa, oramai il traffico è alle mie spalle. Non ho letto il numero dell’uscita, dovrei andare verso la Cassia ma non riconosco la strada, ad un certo punto incontro una rotonda con un’aiuola al centro, i soliti oleandri e poi accanto alla segnalazione per La Storta lo vedo: un cane bagnato di pioggia cerca di attraversare la mia corsia. Freno bruscamente per lasciarlo passare ma lui non accenna a muoversi. “Poverino ti hanno abbandonato” è il mio primo pensiero. Non sta arrivando nessuno, decido di scendere dalla macchina e di dargli un’occhiata da vicino. Metto le quattro frecce e mi avventuro fuori dall’abitacolo. Il cane si lascia avvicinare senza problemi, tento anche una carezza e lui china la testa sotto la mia mano. “E’ tutto bagnato e avrà anche freddo” penso. Prendo la decisione in un lampo: lo porterò via con me, almeno per stanotte, poi gli troverò una sistemazione. Muovo un passo ed il cane mi segue docilmente. Lo faccio salire senza problemi dal lato del passeggero. Cerco di guardarlo meglio alla luce, è un grosso cane da caccia dalle orecchie pendule e dal colore incerto, non sembra molto giovane. Riparto in direzione Cassia, sta smettendo di piovere. Il cane si è acciambellato a fatica sul sedile, non lo guardo ma sento che mi sta osservando. “E tu come ti chiami?” azzardo una domanda nel buio tra me e me. “Io mi chiamo Fred e tu?” mi risponde. Rallento bruscamente e penso di aver avuto un’allucinazione, ma lui continua a parlare, muove perfino la bocca. Sta dicendo che il suo padrone è morto stamattina e che lui sta cercando un posto dove stare. Ha un tono triste quando parla del padrone. Lui si chiamava Alfredo e lo portava a caccia vicino a Campagnano. Per un attimo penso di essere completamente impazzita. Il cane continua a chiacchierare tranquillamente, con una voce da anziano signore. Allora prendo una decisione rapida, decido di assecondarlo. Sento la mia voce prima incerta poi più spedita dire: ”Io mi chiamo Valeria, piacere di fare la tua conoscenza”. Ora il suo sguardo pesa su di me, avverto la sua curiosità. Ma un cane può essere curioso, mi chiedo? Imbocco la Cassia verso il centro. Sono passati pochi attimi da quando ho accolto il cane sulla mia Twingo e mi sento già proiettata in una storia fantastica. Ho incontrato un essere magico come quelli di cui si legge nelle favole oppure sono completamente impazzita. Delle due l’una. Il cane chiacchiera piacevolmente, ad un certo punto mi chiede dove stiamo andando. Sento la mia voce rassicurarlo. Stanotte sarà ospite a casa mia gli annuncio e nel dirlo m'immagino la faccia di Massimo quando gli presenterò Fred. Lui del resto non ama molto gli animali.
Arrivo a casa verso le sette e mezza, è già buio. Attraverso il cortile con il cane al mio fianco. Accendo la luce in soggiorno e Fred trotterella verso il tappeto. “Posso sedermi?” mi chiede. Rispondo ancora a fatica alle sue domande, ma il suo tono mi sta rassicurando a poco a poco. Lo invito ad accomodarsi ed accendo la stufetta elettrica. Gli chiedo se vuole asciugarsi. Stasera ho uno strano ospite a cena, mi dico. Il cane non fa complimenti, si sdraia davanti a me e ringrazia compito. Adesso un’estrema lucidità ha preso il posto della mia iniziale confusione. Vado in cucina e frugo negli armadietti. “Fred avrà fame” penso. Trovo un paio di scatolette di carne in scatola e torno in soggiorno. “Gradiresti della Simmenthal?” gli chiedo. Fred non fa complimenti, mangia la sua carne, io mi faccio un toast e gli tengo compagnia, fuori ha ricominciato a piovere. Massimo arriva verso le nove. Entra in soggiorno deciso e vede il cane. “E lui chi è?” mi apostrofa con un tono perplesso. Fred tace, Sento che sta esaminando il mio compagno. “Lui dorme qui stanotte, l’ho trovato sul raccordo” gli rispondo. Fred si alza in piedi e si avvicina a Massimo, lo annusa e poi starnutisce. “Odio i profumi fruttati” dice con fastidio. Massimo fa un balzo indietro. “Che scherzi sono questi?” dice stupito e mi guarda, forse pensa che io sia diventata improvvisamente una ventriloqua. Fred torna al suo posto vicino alla stufetta. I due si osservano. Massimo si rivolge a me con tono incerto: ”Lo hai sentito anche tu no? Il cane ha parlato!”. Annuisco soltanto. Lui mi guarda poi si avvicina al cane, sembra timoroso. Fred non lo degna di uno sguardo. Massimo accenna ad una carezza, ma non ha dimestichezza con i cani, fa il contropelo a Fred che gli risponde ringhiando. “Ma lo hai sentito pure tu che il cane ha parlato?” mi ripete Massimo. Adesso sono completamente sollevata, anche Massimo ha sentito Fred parlare, allora non si tratta proprio di un’allucinazione mi dico e mi rallegro di aver trovato un nuovo amico. Fred non parla più per tutta la serata. Osserva il mio ragazzo e fa finta di sonnecchiare sul tappeto. Massimo non chiede altre spiegazioni ma se ne va più presto del solito. Quando rimaniamo soli Fred mi confessa soddisfatto: ”Il tuo fidanzato mi sta molto antipatico”.
Ho trascorso gli ultimi due giorni a casa di mia madre a chiaccherare e a leggere Fernando Pessoa. Poesie e il Libro dell'inquietudine. Fine dell'idillio: Verso le sei di oggi pomeriggio un carro attrezzi ha tentato di rimuovere la mia macchina da piazza Cucchi. Veramente l'avevo parcheggiata in sosta vietata ma non pensavo fosse così grave. Ho pagato 40 euro alla STA e sono tornata a casa sotto questa maledetta pioggia. Odio la STA, odio la pioggia che continua a cadere. Mi arriverà una multa a casa, altri trenta euro e rotti. Ho guardato un po' di siti: Repubblica.it, niente commissione d'inchiesta sul G8 di Genova, Mastella e Di Pietro votano con il Polo. Mantengo la promessa fatta altrove, non lancerò invettive da questo blog, La mia indignazione è strettamente privata. Sintonizzo la ia radio su Radio Rock, c'è una vecchia canzone di Louis Prima mi terrà compagnia. Vago ancora sul web, Totti non giocherà questo derby (si sapeva!!!). Trovo una recensione del film 'Una certa distanza' su Carmillaonline.com. Parlano anche della 'Ragazza del lago', l'ho visto domenica e avevo pensato di parlarne qui ma poi mi sono resa conto che non avevo molto da dire. Un bel film dall'ambientazione friulana, paesaggi di montagna, paesi. Bravissimo Toni Servillo. Non ho molte velleità di fare della critica cinematografica in questo momento. Penso ancora al G8. Mio fratello era a Genova quel giorno come tanta altra gente. E' sfuggito alle cariche della polizia e si è nascosto con un conoscente sotto una barca sul lungomare di Corso Italia, per chi non conosce Genova Corso Italia è uno stradone che segue la costa e attraversa la città. Io, mia madre e mio padre abbiamo visto le cariche della polizia su RaiTre in diretta e siamo stati in trepidazione per tutto il pomeriggio. Le notizie della Diaz e della morte di Carlo Giuliani mi sono arrivate solo quella notte. All'epoca facevo una rassegna stampa estera per Rainews24 nelle prime ore del mattino. Ho letto i giornali stranieri, i celerini hanno picchiato perfino il corrispondente di un noto quotidiano britannico. Era la notte tra il 21 ed il 22 luglio del 2001 credo. Me lo ricordo perché il 22 luglio è il mio compleanno. Quella notte non abbiao festeggiato. Nei mesi successivi sono venute fuori molte altre storie ed il coraggio di Hedi Giuliani. Una bella persona.
Oggi me ne resto a casetta, nonostante il sole primaverile e nonostante la partita della Roma contro il Milan mi invoglierebbe ad andare al pub. Ho fatto un giretto su vari blog amici, Vomiworld ci ricorda che oggi Pierferdinando Casini e la sua Azzurra convolano a giuste (giuste?) nozze. Rito rigorosamente civile perché lui è divorziato. Ma non era un campione della Chiesa cattolica e della famiglia? Ve lo ricordate il Family Day? Sono sempre più perplessa. Mi astengo da ogni commento velenoso. Quando ho deciso di aprire questo blog ho anche deciso che non avrei iniziato a polemizzare contro tutto e contro tutti. Insomma ho deciso di aprire il blog per farmi i cazzi miei , solo occasionalente entro in polemica con qualcuno. Sempre spulciando qua e là su Internet ho letto di un disegno di legge che equiparerebbe i blog ai prodotti editoriali (obbligo di un direttore responsabile, registrazione etc.) Ne sapete qualcosa di più? E' un'idea folle che ucciderebbe automaticamente il novantanove per cento dei blog in rete. Urgono iniziative di protesta. Ho pubblicato sul blog anche la versione italiana di Suzanne tradotta da Fabrizio De Andre' . Fatemi sapere quale versione preferite. Un' ultima cosa, vi segnalo dal blog di Marco Mushroom alias Marko Matz il nuovo concorso letterario per racconti inediti bandito dalla rivista on-line Historica. Chi vuole partecipare ha tempo sino al 31 dicembre e deve inviare un racconto di due cartelle in allegato Word ad infohistorica@libero.it. La partecipazione è aperta a tutti. Per tutte le altre informazioni vi rimando al blog di Marco.
Suzanne takes you down to her place near the river You can hear the boats go by You can spend the night beside her And you know that she's half crazy But that's why you want to be there And she feeds you tea and oranges That come all the way from China And just when you mean to tell her That you have no love to give her Then she gets you on her wavelength And she lets the river answer That you've always been her lover And you want to travel with her And you want to travel blind And you know that she will trust you For you've touched her perfect body with your mind. And Jesus was a sailor When he walked upon the water And he spent a long time watching From his lonely wooden tower And when he knew for certain Only drowning men could see him He said "All men will be sailors then Until the sea shall free them" But he himself was broken Long before the sky would open Forsaken, almost human He sank beneath your wisdom like a stone And you want to travel with him And you want to travel blind And you think maybe you'll trust him For he's touched your perfect body with his mind. Now Suzanne takes your hand And she leads you to the river She is wearing rags and feathers From Salvation Army counters And the sun pours down like honey On our lady of the harbour And she shows you where to look Among the garbage and the flowers There are heroes in the seaweed There are children in the morning They are leaning out for love And they will lean that way forever While Suzanne holds the mirror And you want to travel with her And you want to travel blind And you know that you can trust her For she's touched your perfect body with her mind.