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venerdì, 30 novembre 2007

Progetto Babele

E' on line in numero 18 della rivista di Progetto Babele, lo potete scaricare da questo link:

http://www.progettobabele.it/toplink/download.php

 In questo numero interviste a Lorella De Bon, Nanni Balestrini, Bartolomeo di Monaco e racconti inediti di Carlo Santulli, Massimo Burioni, Fabio Pontelli, Lara Gregori, Anna La Rosa e molti altri.

Buona lettura

postato da: antanz1967 alle ore 23:45 | link | commenti (1)
categorie: progetto babele
domenica, 25 novembre 2007

Pop Art

L'altro ieri ho visto la mostra sulla Pop Art alle scuderie del Quirinale.  Una bella mostra anche se ho trovato molte opere che conoscevo come invecchiate. Invecchiati i supporti, invecchiati i contenuti.  L'opera che mi è piaciuta di più è stata il 'torso di donna negra' di Pino Pascali, uno dei miei amori di sempre.  Molto bello anche il collage di Richard Hamilton che apre la mostra, anche se le meraviglie della tecnologia che dovrebbero arricchire le nostre case dopo più di 40 anni risultano piacevolmente obsolete come le immagini in bianco e nero ritagliate dai rotocalchi dell'epoca.  Un tuffo nel passato recente. Il massimo dei voti va allo spazio espositivo: le scuderie del Quirinale sono bellissime e la veduta mozzafiato su Roma vale da sola la visita. Oggi pomeriggio volevo andare alla GNAM a vedere un'altra mostra, su Emilio Vedova ma putroppo la mia macchina ha una ruota sgonfia, Mi sono accontentata di una passeggiatina nel quartiere e di un caffé da Andreotti. Mi sono anche affacciata al mercatino della Comunità di S. Egidio ma c'era troppa gente. E' un ottimo posto per trovare libri fuori mercato, soprattutto Urania e gialli Mondadori.

 

postato da: antanz1967 alle ore 17:33 | link | commenti (5)
categorie: pop art, pino pascali, richard hamilton
giovedì, 22 novembre 2007

Questo blog non è un essemmesse!

 

postato da: antanz1967 alle ore 20:29 | link | commenti (1)
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martedì, 20 novembre 2007

Poesia di Franca Bassi

Questa poesia me l'ha lasciata Franca Bassi in un post. Parla di Civita di Bagnoregio, un paese incantato.

Qui dimorano
le mie Fate Supreme;
un giorno ci sarò anch'io.
All'alba mi troverete
all'ingresso di Civita
lo sguardo rivolto a Bagnoregio.
Al tramonto, le spalle a Civita,
e lo sguardo verso i calanchi
guarderò la Cattedrale
illuminata dai raggi del sole.
Nei giorni di vento
aiuterò la nebbia
a sollevare il borgo
per riposare l'erosione.
Quando la neve imbiancherà
troverete le mie impronte
per i vicoli e nei giardini.
Qui un giorno mi troverete

postato da: antanz1967 alle ore 00:43 | link | commenti (5)
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domenica, 18 novembre 2007

Foto rubata da www.kathe.splinder.com

 P.P.P.
postato da: antanz1967 alle ore 01:53 | link | commenti (3)
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venerdì, 16 novembre 2007

Intervista

Segnalo sul sito di Marco Mushroom una bella intervista allo scrittore Gionata Soldatini
postato da: antanz1967 alle ore 20:02 | link | commenti (1)
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giovedì, 15 novembre 2007

un quasi Haiku di Duzzifumi

starnuto  e  ti  penso.

che  bello  l' amore

uniti  dal  raffreddore!
postato da: antanz1967 alle ore 18:14 | link | commenti (4)
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Alcune sere fa ho litigato con una persona che non credevo razzista per difendere i soliti Rumeni accusati come etnia (che parola fascista tra l'altro) di tutte le peggiori nefandezze. Ho scoperto con raccapriccio che l'intolleranza è sempre dietro l'angolo e che ascoltare del jazz insieme ogni tanto non significa necessariamente essere amici, occorre condividere altre cose, modi di pensare, sentimenti. Credo che per come si è comportata quella persona passerà molto tempo prima che io trascorra  un'altra serata con lei, se mai lo farò.  Quindi sottoscrivo ancora con maggior piacere l'appello presentato tra gli altri da Wu Ming, Giuseppe Genna e Valerio Evangelisti  Invito i frequentatori occasionali ed abituali di questo Blog a fare altrettanto. In fondo all'appello trovate un link al sito dove si può firmare la petizione.  Forse una semplice firma non serve a cambiare il mondo ma è un modo per prendere posizione, per sottrarsi all'omologazione. Un ultima cosa: l'appello si intitola Trangolo Nero, come il triangolo che i Nazisti applicavano sulle divise dei deportati zingari. Firmate gente, firmate!!!

postato da: antanz1967 alle ore 13:28 | link | commenti (1)
categorie: appello, wu ming, rumeni, triangolo nero

IL TRIANGOLO NERO
Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne


La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.      

Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.

Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.

E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.

Nessun popolo è illegale.


Adesioni aggiornate alle 02.00 di giovedì 15 novembre 2007


Proposto da:
Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.
Primi firmatari: Fulvio Abbate - Maria Pia Ammirati - Manuela Arata - Bruno Arpaia - Articolo 21 - Rossano Astremo - Andrea Bajani - Nanni Balestrini - Guido Barbujani - Ivano Bariani - Giuliana Benvenuti - Silvio Bernelli - Stefania Bertola - Bernardo Bertolucci - Sergio Bianchi - Ginevra Bompiani - Carlo Bordini - Laura Bosio - Botto&Bruno - Silvia Bre - Enrico Brizzi - Luca Briasco - Elisabetta Bucciarelli - Franco Buffoni - Errico Buonanno - Lanfranco Caminiti - Rossana Campo - Maria Teresa Carbone - Massimo Carlotto- Lia Celi - Maria Corbi - Stefano Corradino - Mauro Covacich - Erri De Luca - Derive Approdi - Donatella Diamanti - Jacopo De Michelis - Filippo Del Corno - Mario Desiati - Igino Domanin - Tecla Dozio - Nino D'Attis - Francesco Forlani - Enzo Fileno Carabba - Ferdinando Faraò - Marcello Flores - Marcello Fois- - Barbara Garlaschelli - Enrico Ghezzi - Tommaso Giartosio - Lisa Ginzburg - Roberto Grassilli - Andrea Inglese - Franz Krauspenhaar - Kai Zen - Nicola Lagioia - Gad Lerner - Giancarlo Liviano - Claudio Lolli - Carlo Lucarelli - Marco Mancassola - Gianfranco Manfredi - Luca Masali - Sandro Mezzadra - Giulio Milani - Raul Montanari - Giuseppe Montesano - Elena Mora - Gianluca Morozzi - Giulio Mozzi - Moni Ovadia - Enrico Palandri - Chiara Palazzolo - Melissa Panarello - Valeria Parrella - Anna Pavignano - Lorenzo Pavolini - Giuseppe Pederiali - Sergio Pent - Santo Piazzese - Tommaso Pincio - Gabriella Piroli - Guglielmo Pispisa - Leonardo Pelo - Gabriele Polo - Andrea Porporati - Alberto Prunetti - Laura Pugno - Serge Quadruppani - Christian Raimo - Veronica Raimo - Franca Rame - Enrico Remmert - Marco Revelli - Ugo Riccarelli - Anna Ruchat - Roberto Saviano - Sbancor - Clara Sereni - Gian Paolo Serino - Nicoletta Sipos - Piero Sorrentino - Antonio Spaziani - Carola Susani - Stefano Tassinari - Annamaria Testa - Laura Toscano - Emanuele Trevi - Filippo Tuena - Raf Valvola Scelsi - Francesco Trento - Nicoletta Vallorani - Paolo Vari - Giorgio Vasta - Grazia Verasani - Sandro Veronesi - Marco Vichi - Roberto Vignoli - Simona Vinci - Yo Yo Mundi
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Per aderire:
http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html

Il testo si trova anche qui:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/outtakes.html
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002443.html
http://www.giugenna.com/interventi/il_triangolo_nero_nessun_popol.html
http://www.nazioneindiana.com/2007/11/15/il-triangolo-nero/


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postato da: antanz1967 alle ore 12:42 | link | commenti (1)
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lunedì, 12 novembre 2007

L'uomo che cadde sulla terra, di Walter Trevis

Ho trovato questo libro per un caso fortunato al mercatino domenicale della Caritas a via del Porto Fluviale. Anni fa avevo visto visto l'omonimo film di Nicolas Roeg con David Bowie.  L'uomo che cadde sulla terra è Newton un alieno scampato alla siccità sul suo pianeta d'origine, Anthea, che cerca sulla terra le risorse per salvare il suo pianeta. Newton  viene però schiacciato dal nostro mondo. La storia raccontata da Walter Trevis si risolve in una satira feroce dell'America del suo tempo (il libro è stato scritto nel 1963, il film è del 1976) attuale anche oggi. Mi sono documentata sull'autore: dapprima professore universitario nell'Ohio, si è spento a New York nel 1979 dopo essersi votato all'alcolismo ed aver smesso di scrivere. Una parabola non molto diversa da quella di Newton.  La copertina che ho postato appartiene ad un'edizione successiva alla mia.

postato da: antanz1967 alle ore 21:14 | link | commenti (1)
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