Racconti e poesie
Riporto il link ad un articolo di Goffredo Fofi su www.internazionale.it che cerca di spiegare la moda del genere noir non solo in Italia. http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=17912
Un bel racconto, tratto da www.buran.it un sito che riporta estratti da blog di tutto il mondo tradotti in italiano http://www.buran.it/IL_CONFLITTO/Immaginario.htm?F=I_Ritorno.htm
Da www.carmillaonline.com un altro racconto, Veglia, di Carlo Babando http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002489.html#002489
Anche la giornata di Natale è passata con il pranzo in famiglia e la tombola al pub con gli amici. Resta l'amarezza che Iole Tassitani che ricordavo nel post scritto nella notte tra il 23 ed il 24 dicembre sia morta. Sono vicina in questo momento terribile alla sua famiglia e alla sua comunità. Questo 2007 si chiude purtroppo con un ben triste bilancio per quel che riguarda le donne, non passa giorno che una donna non venga picchiata, stuprata rapita o addirittura uccisa e le statistiche dimostrano che nella stragrande maggioranza dei casi i responsabili di queste violenze non sono balordi vari come nel caso della povera Iole, magari stranieri come la becera propaganda leghista ci vorrebbe far credere, ma mariti, compagni, padri, fratelli. Il nemico purtroppo si nasconde tra le pareti domestiche e ha il volto rassicurante e perbenista di un familiare. Le donne, parlano le statistiche, commettono pochissimi reati ma ne sono le prime vittime. Ma cosa possiamo fare di concreto noi donne per difenderci? La prima cosa è quella di denunciare le violenze subite all'autorità giudiziaria e cercare l'assistenza delle associazioni -sono tante - che aiutano le donne in difficoltà. Sembrerà un consiglio banale ma moltissime violenze domestiche vengono taciute magari per anni e gli aguzzini vengono spesso protetti dalle loro stesse vittime. Questo post vuole goffamente aiutare tutte le donne che si trovano in difficoltà a trovare il coraggio per fare il primo passo prima che succeda qualcosa di irreparabile. Vincendo l'atavica convinzione (tipicamente legata ad una vecchia mentalità femminile) che lui in fondo in fondo non è cattivo e ci ama anche se ci tratta male riusciremo a forse a razionalizzare e a denunciare le violenze. Chi non ci rispetta non ci ama, questa forse dovrebbe essere la prima regola, e chi non ci ama non ci merita.
E' on-line il numero sei dell'e-magazine Historica che potete scaricare da questo link: http://www.caffestorico.splinder.com/media/15260416 Segnalo in questo numero un bel racconto di Maria Giovanna Luini e la consueta rubrica sul bestiario medievale curata da Marco Mazzanti .
Ancora auguri di buon Natale a tutti i lettori del blog.
E-magazine Historica
Direttore: Francesco Giubilei
sito web: http://www.historicaweb.com
blog: http://www.caffestorico.splinder.com
e-mail: info@historicaweb.com
Dedico questo post natalizio a tutti coloro che non passeranno la vigilia con le loro famiglie perché dovranno lavorare o comunque sono lontani perché ad esempio sono in carcere, in ospedale o dall'altra parte del mondo. Io sono idealmente con loro. Dedico questo post a tutte le persone che come me stanno cercando un lavoro con la speranza che l'anno nuovo ci porti qualche buona notizia. Dedico questo post a Iole Tassitani che è ancora nelle mani dei suoi rapitori e non trascorrerà le feste con i suoi cari. Dedico infine questo post a tutti i pochi ma affezionati lettori del mio blog con l'augurio che trascorrano una serena viglia ed un buon Natale
Auguriiiiiiiiiiiiiiii
Mi rendo conto solo adesso che il post rosso e verde ricorda tanto la bandiera italiana, non è assolutamente intenzionale, volevo soltanto creare un'atmosfera un po' natalizia...vabbè non lo cambio lascio tutto così anche se non mi piace....ancora auguri
Questa foto l'ho scattata col cellulare alcuni mesi fa. Raffigura la vetrina di un negozio vicino via di Ripetta a Roma specializzato nella riparazione di bambole antiche. E' una foto un po' macabra ma la amo molto.
Da Nandropausa: la recensione di Wu Ming2 a Sappiano le mie parole sangue:
Babsi Jones, Sappiano le mie parole di sangue, Rizzoli 24/7, 2007, pp. 260, € 16,50
Babsi,
se mi chiedessero a bruciapelo cosa penso del tuo libro direi: non mi ha convinto. Se invece mi chiedessero un consiglio direi: leggetelo.
Non mi ha convinto perché non ho capito da che verso prenderlo. Tu stessa l'hai chiamato quasiromanzo e questa scelta contiene già la mia delusione. Cosa debba fare un quasiromanzo, io non lo so, non lo capisco. Forse deve quasinarrare e allora uno potrebbe dire che sì, come quasiromanzo il tuo libro è molto ben riuscito, con quelle continue divagazioni - poetiche, verbose, arrabbiate - che "se lo mangiano come lebbra". Uno potrebbe dire così, ma a me pare troppo facile, basta mettere il prefisso quasi a una qualunque attività ed ecco che scompare l'insuccesso, la critica, il giudizio. Va tutto bene quando tutto è quasi. Io non lo so cosa deve fare un quasiromanzo, come lo devo afferrare. Può sembrarti un affare da poco, un puntiglio, ma il famoso anatroccolo era una brutta papera e un bellissimo cigno, e se io pago una guida turistica per farmi da cicerone a Venezia e quello mi porta in gondola e bada a remare, potrà essere una fantastica esperienza, ma è pure una discreta sòla, un patto non rispettato. Ora mi chiedo: si può eludere il patto e uscirne puliti, senza aver ingannato nessuno? Scrivo sul cappello "quasiguida turistica" e dopo, se ti porto mezz'ora a teatro, un quarto d'ora in gondola, dieci minuti a spiegarti chi era il Doge e altri dieci a dare il granturco ai piccioni, sono a posto, se non ti va bene dovevi cercarti una guida e basta, ti avevo avvisato. Io la guida e basta non la so fare.
Tutto questo sarebbe un gioco di parole vuoto, se alla base non ci fosse il nucleo poetico del tuo quasiromanzo, che non si chiama così per sfizio, come uno si mette un cappello piuttosto di un altro, il fatto è che chi scrive dice da subito che le parole non le basteranno, che quello che vorrebbe raccontare non si può raccontare, che la montagna è troppo impervia da scalare, eppure bisogna provarci, consapevoli che non si arriverà in cima, provarci anche solo per piantare un campo base nella neve, qualche metro più avanti dell'ultimo, sepolto sotto la valanga.
Vedi, Babsi, la mia metafora non funziona, perché nel caso della montagna la sua impraticabilità è un dato condiviso: di certo molti alpinisti hanno provato e hanno fallito. La tua montagna, invece, il conflitto yugoslavo, è impraticabile perché lo dici tu e noi dobbiamo fidarci. Lo ripeti molte volte, infatti, come se ci dovessi convincere, ma alla fine l'unica cosa certa è che tu non riesci a trovare le parole, tu hai smarrito la chiave, o non l'hai mai trovata, mentre lo scrigno potrebbe avere una serratura e anzi, a rigor di logica, dovrebbe avercela. Ma tu non la trovi, la serratura, o non trovi la chiave e allora provi a dire cosa contiene sbirciando dagli spiragli, dalle crepe del legno, scuoti lo scrigno per sentire che rumore fa, lo passi al metal detector per capire se c'è dentro acciaio o porcellana. Eppure, sono sincero, se l'obiettivo era descrivermi cosa contiene lo scrigno, beh, al di là dello spettacolo, bello e affascinante quanto si vuole, avrei preferito uno che sapesse aprirlo (e, detto tra parentesi, ho l'impressione che quell'uno, forse quell'unico, sia proprio tu, Babsi, anche se non l'hai voluto ammettere e magari t'è sembrato che per raccontare una sconfitta di sangue ce ne volesse un'altra, di parole. Parole che sapessero di sangue).
Così, se penso a quel che mi rimane dopo la lettura, riemergono soprattutto gli elementi saggistici: dati, ricostruzioni di episodi, aneddoti storici, informazioni - spesso inculcate con troppa violenza dentro dialoghi, episodi, personaggi. Oltre a questo, la rabbia della protagonista. La scrittura di alcune pagine vertiginose, molto più del loro contenuto. E alcune frasi dell'Amletario, che per il resto mi ha fatto sentire cretino, visto che la chiave, in questo caso per capirlo, non l'ho trovata io.
Il resto - ed è comunque tanto - evapora tra le pieghe del cervello, sublimato dalle incandescenze, fiamme incontrollate, lame roventi che macellano la narrazione. Così viene da rimpiangere cosa sarebbe stato questo libro se fosse stato un soloromanzo, o un solosaggio o magari, come diciamo noi, un oggetto narrativo, che almeno all'obiettivo del narrare cerca di non sottrarsi (e se si sottrae, ha fallito davvero). Il mio compare Wu Ming 1 mi dice giustamente che nel secondo caso - il solosaggio - una serie di affermazioni, scomodità e scorrettezze politiche non sarebbe passato indenne, mentre la forma quasinarrativa è un modo per spingerle nel mondo e farle sopravvivere più a lungo di qualsiasi polemica su vittime e carnefici.
E' vero, ma non credo che un romanzo possa giustificarsi con una strategia.
Tuttavia, se dobbiamo fidarci di te, Babsi, se davvero non c'era altro modo, altre parole per scrivere tutto questo, allora meno male che hai raccolto la sfida e che non l'hai abbandonata, impaurita dal fallimento che già presagivi (e magari era solo sindrome di Cassandra, profezia che si autoavvera).
Di certo chi vorrà leggere ti ringrazierà di averci provato.
Io ti ringrazio.
Ciao,
WM2
Io possiedo un televisore LCD che mi hanno regalato i miei genitori a Natale due anni fa. Non lo accendo mai anche se lo spolvero regolarmente. L'ho usato qualche volta per vedermi un film in DVD anche se preferisco di gran lunga rannicchiarmi al buio nella poltrona di un cinema con un bicchiere di pop corn in mano. Mi capita a volte di guardare la televisione a casa di amici e in quelle occasioni mi sento a disagio: non sono più in sintonia con il mezzo, mi sono disabituata. Non ho quindi mai visto il programma di Daniele Luttazzi, a dire il vero ne ignoravo l'esistenza. Stasera un'amica mi ha raccontato la battuta 'incriminata' e devo dire che è semplicemente geniale. Naturalmente il povero Luttazzi ha perso il posto alla 7, a lui va - per quello che può significare - tutta la mia solidarietà. Spero di rivedere presto Luttazzi a teatro, ci andrò sicuramente. Noto comunque con una certa inquietudine che gli spazi di libertà e di dissenso in questo paese si vanno riducendo di giorno in giorno. Forse non ce ne accorgiamo nemeno ma le nostre piccole celle si fanno sempre più strette e noi siamo così avvezzi a questa vita che non troviamo più il coraggio nemmeno per protestare. Un' ultima notazione semiseria: se qualcuno nella blogsfera ha letto l'Arcobaleno della Gravità di Th. Pynchon provi ad immaginarsi Giuliano Ferrara nei panni dello scienziato seguace dei dettami di Pavlov.